L’incontro MI – Sindacati non scioglie i dubbi sulla gestione dell’emergenza nelle scuole. La ripresa in presenza e in sicurezza non sia solo uno spot


mascherine scuola

Comunicato stampa della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

fonte: www.flcgil.it

Roma, 8 gennaio – Si è appena svolto l’incontro Ministero dell’Istruzione – Sindacati per l’illustrazione delle misure emanate dal Consiglio dei Ministri per il contrasto alla diffusione del Covid-19 nelle scuole. La bozza di circolare applicativa predisposta e presentata oggi dal ministero dell’Istruzione, altro non è che una semplice trasposizione dei contenuti del decreto legge governativo, che non scioglie le criticità e i numerosi dubbi segnalati dalle scuole e che nella sua insufficienza e farraginosità arriva anche troppo in ritardo rispetto alla ripresa del 10 gennaio.

Durante l’incontro la FLC CGIL ha chiesto ancora una volta indicazioni chiare, certezza delle procedure e informazioni puntuali sui dati del contagio nelle scuole e sulle assenze per malattia. Dati che da tempo richiediamo ai rappresentanti del ministero senza ricevere alcuna risposta.

Le scuole e i dirigenti non possono essere lasciati soli di fronte a questo momento così difficile. Non si può fare della didattica in presenza un mero spot, non sostenuto da nessun intervento efficace come quello della fornitura di mascherine ffp2 per tutti i lavoratori che abbiamo ancora una volta sollecitato durante l’incontro.

Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, dichiara: “La scuola è stata disarmata di fronte a questa nuova ondata che era ampiamente prevedibile. Si è finto per mesi che le misure di sicurezza non servissero più contro ogni evidenza logica e scientifica. Si è scelto di eliminare nei fatti il distanziamento e di tornare a classi in molti casi da 28 o 30 alunni. Si è scelto di risparmiare risorse sugli organici e destinarle ad altre misure diverse dalla scuola. Non si è neanche preso in considerazione un intervento sulla ventilazione. Se davvero la scuola in presenza fosse stata una priorità allora anche le indicazioni per la pausa natalizia avrebbero dovuto essere più prudenziali. Scegliere di mettere i consumi al primo posto è una scelta che ha un prezzo”.

L’insufficienza di questo provvedimento governativo è sotto gli occhi del Paese e sulla gravità della situazione continua a pesare inoltre come un macigno l’assenza del CTS che avrebbe potuto assicurare il necessario coordinamento sulle misure da applicare a un sistema delicato e complesso come quello della scuola che parla a 10 milioni di persone, alunni, famiglie e lavoratori.

Prendiamo invece atto che al terzo anno di pandemia siamo ancora alle prese con le fughe in avanti di regioni ed Enti Locali che di fatto sconfessano le decisioni centrali. Al contrario, un provvedimento nazionale chiaro, commisurato alla gravità della situazione, assunto in tempo utile e non al termine delle vacanze natalizie, che ripristinasse per una fase transitoria la Ddi, sarebbe garanzia di una gestione responsabile e di un governo unitario del sistema scolastico ed eviterebbe la frammentazione e l’anarchia delle decisioni locali.

È chiaro a tutti che le scuole rischiano di non aprire o di chiudere dopo poco, perché in molti casi, già oggi, il personale è in quarantena o in malattia, figuriamoci cosa potrà accadere da lunedì.